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Guardia Piemontese

E' un comune desisamente caratteristico, sia per la sua storia e sia per la sua morfologia.
Conta circa 1500 abitanti distribuiti tra lo storico borgo valdese, arroccato a 514 mt slm e che conta 300 anime, e la marina che si è sviluppata negli ultimi anni. Ha una superficie di 21 chilometri quadrati e una densità di 74 abitanti per chilometro quadrato.

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Guardia Piemontese ieri: già casale di Fuscaldo, fu fondato nel 1375 da popolazioni di origine Valdese provenienti dalle valli del Piemonte (Val d'Angrogna, Val Pragelato) condotti in Calabria da Bernardo Zanino del Poggio, novile lombardo che aveva ricevuto da Carlo I D'Angiò re di Napoli alcuni possedimenti in Calabria come ricompensa di guerra.
Qui giunti in numero sempre più considerevole, si stanziarono anche in altri paesi della provincia di Cosenza, come Montalto Uffugo, Vaccarizzo, San Sisto dei Valdesi e San Vincenzo la Costa. Ottennero poi, dal Marchese Salvatore Spinelli di Fuscaldo, la concessione di edificare in un luogo del suo feudo, chiamato dapprima La Guardia, poi Guardia Lombarda, fino all'attuale toponimo di Guardia Piemontese solo dal 1863. In questo territorio per oltre tre secoli vissero in pace, dedicandosi all'agricoltura, alla pastorizia, curando la coltivazione di uliveti, di vigneti, del cotone, della canapa, di allevamenti di bachi da seta e ovini per la lana; diversi sono infatti i testi dove si decanta la maestria e l'abilità delle donne di Guardia Piemontese nella produzione di seta, cotone, lana e canapa. In un primo tempo, per evitare complicazioni, la comunità Valdese seguiva alcune delle pratiche di culto cattolico, facendo battezzare i loro figli da preti cattolici e leggendo la Bibbia, da soli e in famiglia, senza prendere parte alla Messa. La storia chiamerà questo atteggiamento Nicodesimo.
Il comportamento di questa piccola comunità cambia con il Sinodo di Chanforan (Angrogna, 1532) dove s'incontrarono con la riforma protestante, prendendo così forza il pensiero e la teologia di Calvino che, con la Riforma di Ginevra lanciò la sua campagna di evangelizzazione attraverso l'Europa. Fu così che nel 1555 le comunità Valdesi del Piemonte iniziaro a edificare i loro primi templi e ad organizzare al meglio i loro agglomerati, dichiarando così una netta scissione con la Chiesa Cattolica nell'affermare i loro principi di libertà di coscienza e culto. Fu inviato da qui per Guardia Piemontese Stefano Negrin di Bobbio, il quale, una volta giunto dalla comunità calabrese, rimase impressionato dal fervore religioso di quella gente, tanto che inviò una delegazione di guardioli (abitanti del borgo storico, vengono ancora chiamati così) a Ginevra per presentare le loro esigenze, come il bisogno di un primo ministro da consacrare in quella città e alcuni maestri per la scuola. A capo di questa delegazione vi era Marco Usceglio. Il piemontese Giglio de Gigli cercò di redimere la delegazione dalle loro richieste, spiegando i pericoli a cui sarebbero andati incontro: si stavano infatti organizzando sempre più numerosi i Tribunali dell'Inquisizione voluti da Filippo II di Spagna.
La comunità calabrese insistette con le loro richiesta, tanto che lo stesso Calvino in persona s'interessò alla loro causa.
Nei primi mesi del 1559 i piemontesi Giacomo Bonelli e Gian Luigi Pascale presero la strada per la Calabria. La sorte del Bonelli fu terribile: arrestato in un primo momento a Battipaglia, fu poi liberato e raggiunse la Sicilia; qui fu nuovamente arrestato e in seguito arso vivo il 18 Febbraio 1560. Pascale invece riuscì ad arrivare a Guardia Piemontese nella primavera del 1559, e qui si dedicò alla sua missione apostolica con prediche e consigli che risvegliarono nei Valdesi di Calabria il desiderio di professare la loro fede liberamente.
Tutto questo fervore non passò di certo inosservato all'attenzione dell'abate Anania, cappellano della famiglia Spinelli, che avvisò il clero romano sulla situazione delle terre eretiche, ottenendo dal Cardinale Michele Ghisleri, meglio noto come Papa Pio V, il permesso di procedere contro la comunità Valdesi con i metodi dell'Inquisizione.
Il Marchese Spinelli poi, che fino a quel momento non si era interessato molto al culto professato dai guardioli, non potendo essere sospettato dall'Inquisizione ritenne opportuno ricorrere a misure di rigore. Fece quindi chiamare al suo cospetto alcuni tra i più autorevoli predicatori, tra cui vi erano Usceglio e Pascale. I due furono sottoposti a interrogatori nel tentativo di convertirli, ma risultò tutto vano; furono dapprima rinchiusi nelle carceri di Fuscaldo, poi, dopo otto mesi, il 7 Febbraio 1560, trasferiti alle carceri della curia a Cosenza. Usceglio fu nuovamente sottoposto a torture e interrogatorio per ottenere la sua abiura (ritrattazione pubblica di una fede, di una teoria, di un'ideologia), ma non si conosce altro; Pascale, invece, fu trasferito nelle carceri di Roma dove il 16 Settembre fu arso vivo davanti Castel Sant'Angelo e le sue ceneri disperse nel Tevere.
Morto il Pascale le sorti delle comunità Valdesi precipitarono, causa anche l'arrivo a Cosenza dell'Inquisitore Domenicano Valerio Malvicino, il cui compito era quello di scoprire e condannare qualsiasi eresia o eretico si trovasse presso predette comunità. Iniziò a Montalto Uffugo, proseguì poi con San Sisto dei Valdesi, e infine giunse a Guardia Piemontese dove iniziò la sua opera di convincimento affinchè i guardioli si convertissero al cattolicesimo, ma fu tuttu inutile. Il domenicano chiese quindi aiuto al vicerè di Calabria il quale in risposta bandì una vera e propria crociata contro i Valdesi. Fu organizzato un piccolo ma feroce esercito, i cui reclutati erano delinquenti usciti di galera ai quali fu promesso che, se si fossero accaniti e si fossero dimostrati spietati contro i Valdesi, avrebbero ottenuto il perdono e diverse ricchezze.
Data l'ubicazione del borgo, fu difficile condurre un attacco rapido; fu lo stesso Marchese Spinelli, proprietario della terra, a escogitare un triste stratagemma: nelle notte del 5 Giugno 1561 cinquanta uomini di Fuscaldo suoi vassalli furono incatenati come delinquenti e mandati a Guardia Piemontese come prigione sicura, ma con loro furono inviatii altri giovani armati segretamente come sorveglianti, e quando questi entrarono nel paese se ne impadronirono senza difficoltà. Fu poi avvisato il Marchese Spinelli, il quale giunse sul posto con altri trecento uomini armati, e così i guardioli furono fatti tutti prigionieri. Furono chi scannato, chi segato a metà, chi buttato da una rupe, alle donne fu tagliato il seno; le atrocità subite in quella notte fecero scorrere il sangue dei Valdesi da monte a valle passando per la porta della città, che, dall'anno della strage porta il nome di Porta del Sangue a ricordo di quell'eccidio. Ai sopravvisuti al massacro fu fatto dono della vita, ma sottoposti a pene severe e diverse imposizioni, come la partecipazione alla Messa, il divieto di matrimonio tra Valdesi per 25 anni, il veto di riunioni con più di sei Valdesi, l'imposizione dii abiti agli uomini (il sambenito) e alle donne (che diventerà poi l'attuale costume femminile tradizionale) da abbinare con il penaglio (copricapo da portare anche durante la notte, che a lungo andare riduceva le donne alla calvizia). E tra loro non era permesso parlare il loro dialetto, la lingua occitana.
I domenicani rimesero nel borgo fino al 1798 controllando sempre severamente e meticolosamente la vita pubblica e privata dei guardioli. Le porte delle case furono dotate di uno sportellino e spioncino munito di serratura apribile solo dall'esterno, dietro il quale i frati controllavano che non venissero praticati altri riti se non quelli cattolici.


Guardia Piemontese oggi: oggi non si pratica più nessun rito tradizionale Valdese. Rimangono solo due importantissimi reperti: la lingua occitana (che nonostante fosse stata vietata è riuscita a sopravvivere rendendo Guardia Piemontese l'unica isola linguistica occitana della Calabria), oggi portata sui banchi scolastici dei più piccoli per poterne apprendere le diverse sfumature, con un suo dizionario. Il costume femminile tradizionale, oggi esposto in una teca negli ambienti del Comune, viene indossato unicamente in occasione di eventi e feste popolari. Esso, con la sua forma particolare, testimonia il taglio del seno alle donne durante la notte dell'eccidio.
La cittadina di Guardia Piemontese è gemellata dal 1981 con il Comune di Torre Pellice, sito in provincia di Torino; il gemellaggio è stato fortemente voluto dal Sindaco di allora per rinsaldare i legami con la terra di origine da dove provenirono i fondatori di Guardia Piemontese.
Guardia Piemontese lido, la zona marina, sviluppatasi degi ulimi anni, presenta diversi alberghi, lidi e locali sempre affollati durante la stagione estiva, insieme alle diverse botteghe di artigianato tipico locale. Numerosi sono i turisti che si recano qui anche per le vicine Terme Luigiane.

Guardia Piemontese caratteristica: è inevitabile soffermarsi davanti alla Porta del Sangue una volta giunti al borgo storico. Tutta la parte centrale dell´abitato è di grande interesse storico e architettonico. Il Convento Domenicano, che venne consacrato nel 1616, conserva l´antico coro ligneo del XVII secolo. Notevoli le iniziative a supporto del recupero della storia e della tradizione: sono da visitare il Centro di Cultura Giovanni Luigi Pascale e il Museo della Civiltà Contadina, la Roccia Val di Pellice (dove anticamente sorgeva il tempio Valdese) e il Bassorilievo (simbolo della storia di questi perseguitati piemontesi), le antiche porte con lo spioncino, il Portale di Palazzo Spinelli, la Torre di Guardia e la Porta Carruggio. Il belvedere di Guardia, il punto più alto è quello dell´antica Torre, è uno dei più belli di tutta la Calabria: nelle giornate di buona visibilità si riesce a intravedere tutta la costa che va da Capo Vaticano a Capo Palinuro.
Guardia Piemontese è punto di partenza di ottimi itinerari naturalistici anche di facile percorribilità. Il patrono di Guardia è Sant' Andrea Apostolo che viene festeggiato il 30 novembre.
A settembre si tiene il Festival del Documentario sulle Minoranze, la cui prima edizione si è svolta nel 1999.
Diverse sono le manifestazioni che si alternano nei vari periodi dell'anno, come la Festa dell'Epifania (con processione per le viuzze del borgo illuminata da fiaccole), la Processione del Venerdì Santo, la Primavera Occitana (nel mese di Aprile, manifestazione di scambi culturali con le scuole del Piemonte), il Corpus Domini (con l'esposizione dai balconi delle più belle coperte e fiori lungo i vicoli dove passeà la processione), Santa Maria Goretti (nel mese di Luglio, patrona della cittadina viene festeggiata con riti cattolici, giochi e spettacoli di piazza), Beata Vergine del Rosario (prima domenica di Ottobre, viene festeggiata con riti cattolici, giochi e spettacoli di piazza), Sant'Andrea Apostolo (30 Novembre, patrono della cittadina viene festeggiato con riti cattolici, giochi e spettacoli di piazza seguiti da fuochi d'artificio), e la Vigilia di Natale (Babbo Natale con la sua slitta porta i doni ai bimbi del paese e vengono eseguite musiche tradizionali durante il suo cammino).
Interessante notare per le vie del borgo storico l'indicazione toponomastica con la "doppia lingua" in uso (indicati in italiano e occitano).
La gastronomia è piuttosto ricca e, per ciò che concerne i dolci, spiccano le "pittule" e le "crocette" preparate in concomitanza con il Natale.
Lungo il litorale tra le varie strutture vi segnaliamo l'hotel Meridian, nuova struttura dotata di tutti i confort che rende il soggiorno a Guardia Piemontese lido decisamente all'insegna del relax. A pochi passi da questa struttura, e noto tra i locali della fascia costiera, c'è il Lido Carnevale, ristorante dove è possibile gustare un'ottima cucina locale a base di pesce e fortemente suggestivo per la sua ubicazione: situato a pochi metri dalla spiaggia all'imbrunire, tra un boccone di Spaghetti ai frutti di Mare e un sorso di vino locale, si può apprezzare un tramonto unico che colora il mare e lo scoglio antistante il bagnasciuga, lo Scoglio della Regina, di rosa...

 


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